Cultura

Città invisibili

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   Leggendo la nota ed affascinante opera di Italo Calvino” Le città invisibili” ci imbattiamo in due di esse che apparentemente sembrano uguali e, invece, sono molto diverse. Ambedue sono poste sotto il comune titolo di “Le città e il cielo”, una viene denominata Perinzia, l’altra Andria, facilmente reperibili in Internet alle rispettive voci. Perinzia richiama “perizia”, è sufficiente operare una sincope fonetica eliminando “n”. In cosa consiste questa “perizia” di Perinzia”? Ecco:

   “Chiamati a dettare le norme per la fondazione di Perinzia gli astronomi stabilirono il luogo e il giorno secondo la posizione delle stelle, tracciarono le linee incrociate del decumano e del cardo orientate l’una come il corso del sole…” Per farla breve, ci limitiamo a dire che la precisione nella corrispondenza tra la posizione degli astri, l’”Urbanistica celeste” e l’urbanistica applicata all’edificazione della città, risultò perfetta, troppo perfetta, perché:” Nelle vie e piazze di Perinzia …incontri storpi, gobbi, obesi, donne con la barba. Ma il peggio non si vede; …urli gutturali si levano dalle cantine e dai granai, dove le famiglie nascondono i figli con tre teste o con sei gambe.” Perché? “Gli astronomi di Perinzia oscillano tra l’ammissione che tutti i loro calcoli sono sbagliati e le loro cifre non riescono a descrivere il cielo, o rivelare che l’ordine degli dèi è proprio quello che si rispecchia nella città dei mostri. “

   Certo, si possono dare varie interpretazioni: gli edificatori della città, pretesero di copiare il macrocosmo, non già di ispirarsi ad esso, ma di adattare il macrocosmo al microcosmo senza tener conto della enorme differenza che intercorre tra essi; non così si operò ad  Andria (cfr. in Idem, Le città e il cielo 5). Si può dare un’interpretazione etico-religiosa e supporre che gli astronomi avessero superato i limiti che gli dèi hanno posto all’essere umano, non avessero seguito l’etica del katà métron, “secondo misura”, cadendo nella ybris, nella presunzione, nella superbia e che per questa colpa venissero puniti. Si può interpretare anche come subordinazione dell’uomo alla tecnica che, sfuggita di mano, da mezzo per raggiungere uno scopo è essa stessa diventata lo scopo, sicché la città è perfetta, ma l’uomo vi nasce e vive mostruosamente. 

   Diversa la sorte della città di Andria, qualche pagina dopo. Ce lo suggerisce già l’inizio del racconto:” Con tale arte fu costruita Andria, che ogni sua via corre seguendo l’orbita d’un pianeta e gli edifici e i luoghi della vita in comune ripetono l’ordine delle costellazioni e la posizione degli astri più luminosi…”  Calvino dice “con tale arte”, arte che non si limita alla perizia, ma la subordina ad un livello che è proprio dell’uomo e che non va abbandonato. Anche qui si guarda al macrocosmo, al “cielo stellato sopra di me”, ma per trarne ispirazione e suggestione, per modellarvisi senza smarrirsi, senza ossessione di perfezione ma con il pensiero rivolto alla “vita in comune” e ad una perfezione sempre momentanea, aperta alle novità, e sono le novità che compaiono nella città a dirci di scrutare il cielo dove, proprio secondo le simmetrie tra macrocosmo e microcosmo con le quali Andria è stata fondata, qualcosa di nuovo è comparso, che so, una supernova, un nuovo pianeta prima mai visto… Siamo di fronte ad un equilibrio dinamico, aperto alle novità, siamo all’opposto di Perinzia.

   In conclusione, ripeto che sicuramente si possono dare altre interpretazioni: i lettori sono invitati a farcele pervenire, saremo lieti di ospitarle. Ma saremo lieti anche di altro genere di interventi: osservazioni, arricchimenti, articolazioni delle tematiche etc.

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