Salute

Le Case di Comunità come presidio territoriale fondamentale  

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Alla Salute è dedicata la Missione 6 del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.  

Il Piano stanzia 15,63 miliardi in totale per le due componenti della Missione e cita l’approccio “One-Health” (approccio ideale per raggiungere la salute globale) come riferimento per una riforma che definisca un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico.  

E’ necessario pertanto distinguere “salute” da “servizi sanitari”, in quanto la “salute” è uno stato di benessere psicofisico che coinvolge una serie di politiche mentre i servizi sanitari sono l’insieme di servizi che riguardano la riparazione della salute quando viene persa o per prevenire l’insorgenza delle malattie. 

Da questo punto di vista, la missione 6 riguarda principalmente i servizi sanitari e non la salute in senso ampio, per la cura della quale è necessario fare dialogare le diverse missioni tra di loro.  

Le due linee tracciate dalla Missione 6 si sviluppano essenzialmente sulle principali debolezze di sistema verificatesi con la pandemia: 1. Sviluppo della rete territoriale dei servizi  2. La digitalizzazione del sistema. 

Come noto, sono molteplici  gli elementi che determinano lo sato di salute: la prosperità  aumenta il reddito, il livello di istruzione, le infrastrutture, e il rispetto dell’ambiente. Con l’incremento del benessere aumentano anche: il livello di attenzione per la propria salute, il reddito, il livello di istruzione della popolazione, il rispetto dell’ambiente.  

Inoltre grazie a una maggiore prosperità la popolazione è più attenta alla propria salute.  

Il tema delle disuguaglianze  (istruzione, reddito) è stato più evidente sopratttutto nella prima ondata pandemica dove la malattia è stata particolarmente letale secondo un gradiente decrescente  (dall’alto verso il basso). In tal senso, diviene obbligatorio  il raccordo tra diversi Enti e Agenzie (Ministeri, Comuni) per relative tematiche (es: abbandono scolastico, politiche lavorative e abitative ecc..).  

Il Pnrr propone inoltre di sviluppare una rete di servizi territoriali che comprendono, tra le altre, le “Case della comunità”. 

La casa della Comunità rappresenta il luogo dove: 

  1. viene attuata la medicina territoriale che, superando quella attuale della medicina generale, deve mettere insieme le competenze nella salute (e sanità) con le competenze sociali, per una corretta “presa in carico” della persona;   
  1. si realizza l’integrazione socio-sanitaria: la casa di comunità è la porta di ingresso al SSN, integrato, come prevede la legge istitutiva, con i servizi sociali e per questo  motivo  la gestione di tale struttura deve essere pubblica. Infatti, pur potendo immaginare  forme di esternalizzazione e di collaborazione con il privato nell’erogazione delle prestazioni, la fase di identificazione dei percorsi non può che essere pubblica. 

La realizzazione delle case di comunità non è, tuttavia, un’operazione semplice. E’ necessario, in particolare: 

  1. individuare gli edifici disponibili e verificare le loro caratteristiche (sismiche, antincendio, destinazione d’uso, ecc.) e/o i luoghi idonei per nuove realizzazioni, rispettando tutti gli elementi che garantiscano il diritto di accessibilità (viabilità, parcheggi, trasporti pubblici, percorsi disabili, ecc..); 
  1. responsabilizzare, coinvolgendoli in ogni fase della progettazione, tutti gli stakeholders (autorità locali, parti sociali); 
  1. prevedere, tra spazi dove  allocare, tra gli altri,  i servizi sociali; 
  1. prevedere un incremento degli operatori; 
  1. riorganizzare la medicina generale  

Secondo il modello Agenas, la Casa della Comunità, sia hub che spoke,  costituisce l’accesso unitario fisico per la comunità di riferimento ai servizi di assistenza primaria e di integrazione sociosanitaria, con un’offerta di servizi che include le attività sia dei medici convenzionati (MMG, PLS e medici specialisti) che degli infermieri dipendenti, oltre  alla presenza di tecnologie diagnostiche di base. 

In Italia sono previste 1350 case di comunità, una ogni 40.000 abitanti e nella nostra Provincia la DGR n.54/2022 ha individuato 15 (+ 1 stagionale) sedi per l’attivazione delle Case della Comunità Hub e Spoke : 

• n. 6 Casa della comunità Hub a Pordenone, Sacile, San Vito al Tagliamento, Azzano X, Maniago e Spilimbergo 

• n. 9 Casa della comunità Spoke a Aviano, Brugnera, Cordenons, Casarsa della Delizia, Fiume Veneto, Fontanafredda, Porcia, Prata di Pordenone, Zoppola + una Casa di Comunità stagionale a Claut. 

Il modello hub & spoke deve rispondere alla sempre maggiore prossimità ai servizi ed equità di accesso. Poichè in Italia il numero di assistiti per ogni medico di famiglia è di circa 1300-1500 persone, sarebbe poco corrispondente riunirli tutti all’interno di una unica struttura. Per questi motivi, andrebbero potenziati gli attuali assetti degli studi medici associati (medicine di gruppo), collegandoli  capillarmente con i consultori familiari, studi pediatrici , servizi infermieristici, servizi sociali. 

Tra le funzioni principali che devono essere svolte nelle Case Comunità vi è, oltre alla medicina di attesa, la “medicina di iniziativa” dove vi è la massima congiunzione tra il medico di medicina generale e l’infermiere nella gestione proattiva delle patologie croniche.  

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