Economia

Possibili scenari legati al conflitto Russo-Ucraino

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Shock energetico – razionalizzazione del metano- ritorno al carbone e test sull’utilizzo maggiore delle fonti rinnovabili e sulla selezione della classe dirigente

Tra le conseguenze delle guerra vi sono aspetti che riguardano direttamente il nostro Paese come il problema degli approvvigionamenti energetici, in particolare di gas naturale. L’Italia è tra i paesi europei più legati a Mosca per le forniture, secondo dati del Ministero della Transizione ecologica il 40,7% del gas importato proviene dalla Russia. Gli altri fornitori sono: Algeria 21,5% – Norvegia 9,8% – Quatar 9,8% – Libia 6,2%- USA 2,4%. La produzione nazionale è pari solo al 5,8%.

Possibili ripercussioni ci potranno essere anche sul fronte della produzione di energia elettrica, le centrali a gas producono il 43% dell’energia elettrica.

Perché ci troviamo in questa situazione?

A consumi stabili, pari a 70 miliardi di metri cubi, per quasi 20 anni ci siamo potuti permettere di considerare il gas un non problema, ridurre la produzione nazionale per legge (da 17 mldi a circa 3 mldi) per il rischio subsidenza (sprofondamento del suolo nell’area vicina al pozzo), abbiamo visto fiorire movimenti NO TAP, altri contro le trivelle per realizzare nuovi giacimenti, altri ancora contro i progetti di realizzazione di rigassificatori. Con questi potevamo integrate la fornitura con navi metaniere che trasportano gas liquefatto ( che necessita di rigassificazione  per essere fornito alla rete ), uno era previsto anche nel nord-est a Trieste, il progetto però scatenò l’opposizione dei cittadini e di politici in cerca di facile consenso.

E ora cosa può succedere?

La Russia potrebbe bloccare il gasdotto che scorre in territorio ucraino, potrebbe ridurre la fornitura come ritorsione nei confronti delle sanzioni. Tra le sanzioni più severe allo studio c’è anche l’esclusione della Russia dal sistema di pagamenti  SWIFT , in questo caso l’Italia non potrebbe ritirare la fornitura perché impossibilitata a pagarla (scenario quasi apocalittico ma che non possiamo totalmente escludere).

Come uscirne?

Siamo nelle mani della diplomazia per cercare una rapida uscita dalla crisi. Tuttavia dobbiamo attrezzarci per chiedere maggiori forniture ad altri paesi, non tutti teoricamente disponibili e certamente non a prezzi invariati. Possiamo aumentare l’estrazione nazionale, tuttavia gli esperti riportano la necessità di autorizzazioni e investimenti e la necessità di 18-24 mesi.

Occorre riattivare le centrali a carbone ( di cui era prevista la dismissione nel 2024) e portarle pure a pieno regime come annunciato da premier Draghi.

Potrà essere necessario razionalizzare l’illuminazione pubblica e ridurre il riscaldamento degli edifici.

Bisogna spingere ancora di più sulle energie rinnovabili necessarie quanto l’ossigeno che fanno risparmiare.

E noi in tutto ciò?

Possiamo ridurre i nostri consumi e scegliere uno stile di vita sostenibile. Ma ancor più importante è la lezione che apprendiamo, queste crisi ci servono e ci serviranno per acquisire una maggiore coscienza civica. Occorre che i cittadini e la classe dirigente accrescano la fiducia nei confronti di scienza e tecnologia. Il progresso va guidato non bloccato. Oggi tutti possiamo verificare quanti danni ci stanno portando le scelte fatte con la pancia e quelle non fatte.

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