Lavoro

Salario minimo garantito in Italia: lo stato dell’arte

3 Mins read

Uno dei temi che più spesso riaffiorano nella comunicazione politica è il Salario Minimo. Riemerge di tanto in tanto su spinte interne o internazionali per poi ricadere nell’oblio.

Introdotto per la prima volta in Nuova Zelanda nel 1894, arriva nel nostro continente nel 1909 adottato dal Regno Unito.

Nell’Unione Europea, in 21 dei 27 Stati membri è stato già introdotto il salario minimo, ma l’Italia non si é strutturata con una legge a supporto.

Tra i Paesi dell’UE, dove il salario minimo non esiste, Italia, Danimarca, Cipro, Austria, Finlandia e Svezia, i salari sono disciplinati dai contratti collettivi nazionali.

La legge sul salario minimo é una norma che interessa almeno 4 milioni di lavoratori.

COS’È ?

Il salario minimo è la più bassa remunerazione o paga oraria, giornaliera o mensile che i datori di lavoro devono, per legge, corrispondere ai propri lavoratori dipendenti, impiegati, operai.

Il salario minimo, inoltre, non può essere in alcun modo ridotto da contratti privati o  accordi collettivi. Si parla da diversi anni in Italia della scelta di affidare il compito di determinare il livello minimo di salario alla legge e non solo alla contrattazione collettiva, così come avviene oggi.

COME SI FISSA ?

Le legislazioni sul salario minimo, nei diversi Paesi Europei, hanno calcolato il salario minimo utilizzando una serie di parametri quali:

  • la produttività;
  • il PIL;
  • l’Indice dei prezzi al consumo;
  • andamento generale dell’economia.

Periodicamente viene effettuata una rivalutazione in modo tale da mantenere il potere di acquisto dei salari stabile nel tempo.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia esistono pensioni minime, mentre un livello di salari minimi non è previsto da leggi nazionali, ma dalla contrattazione fra le parti sociali. Stando alla stima del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) attualmente sono in vigore circa 888 contratti collettivi nazionali. Inoltre, non è obbligatoria la stipula di contratti collettivi. Infatti, esistono imprese o tipologie di contratti di lavoro individuali in cui non è applicabile nessun contratto collettivo.

Davanti a tale situazione, è nato il problema, anche in Italia, del fenomeno dei working poors. Si tratta di quei lavoratori il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà relativa, magari perché lavorano a tempo parziale, pur essendo regolarmente occupati. Secondo l’ultimo report di “In-work poverty in the EU” in Italia l’11,7% dei lavoratori dipendenti riceve un salario inferiore ai minimi contrattuali. Per tali motivi, alcune forze politiche, ancora prima della proposta europea in merito, hanno proposto l’introduzione del salario minimo nazionale. L’obiettivo è superare lo schema dei contratti collettivi e disciplinare la soglia minima gli accordi tra privati.

 

COSA PREVEDE LA LEGGE ITALIANA SUL SALARIO MINIMO

Attualmente in Italia non è in vigore alcuna legge nazionale, né regionale, sul salario minimo. Anche se vi sono differenti interventi normativi sulla tutela dei lavoratori, nonché la recentissima norma sulla parità salariale , di fatto il fenomeno working poors è ben lontano dall’essere disciplinato. Dobbiamo però sottolineare che alcuni tentativi in tal senso sono stati fatti. Basti pensare al Jobs Act.

LA PROPOSTA DI LEGGE SUL SALARIO MINIMO

L’ultimo tentativo di proporre una legge sul salario minimo in Italia risale a 3 anni fa. Nel 2019 l’italia è governata da una maggioranza composta prevalentemente da Lega e Movimento 5 Stelle. A presiedere il Consiglio dei Ministri è Giuseppe Conte.  L’allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo propone un disegno di legge che tenta di fissare una retribuzione “comunque non inferiore a 9 euro all’ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”. Il Ddl Catalfo tenta di introdurre un salario minimo applicabile a “tutti i lavoratori, subordinati e parasubordinati […] e, in ogni caso, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva” e propone la cifra di 9 euro lordi l’ora. Un’altra proposta viene dal quella che allora era l’opposizione: il PD, che però non fissa una cifra. Entrambe le proposte sfumano con la caduta di quel governo avvenuta nell’estate del 2019. Il provvedimento più recente in Europa è del 24 novembre scorso, in Germania, i tre partiti che hanno preso più voti alle scorse elezioni, Spd, Verdi e Liberali, hanno trovato un accordo per portare il salario minimo a 12 euro l’ora.

L’EUROPA SI MUOVE

La Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio del 28 ottobre del 2020, recita “…la direttiva proposta mira a garantire che i lavoratori nell’Unione siano tutelati da salari minimi adeguati che consentano una vita dignitosa ovunque essi lavorino…”.

Adesso che anche l’Europa si muove in questa direzione, nel 2022 qualcosa potrebbe cambiare davvero.

—–

#Tratto da:

  • RaiNews del 26/11/2021
  • ticonsiglio.com
close

Rimani aggiornato

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Related posts
Lavoro

Il mondo del lavoro celebra la giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro

3 Mins read
Il mondo del lavoro celebra la giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro Lavoratori, datori di lavoro, governi e…
Lavoro

Estensione dei diritti dei lavoratori e lavoratrici per una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro

2 Mins read
Su proposta del Ministro del Lavoro Orlando approvato schema di Dlgs per la conciliazione dei tempi di vita-lavoro.  Il Consiglio dei ministri…
EconomiaEELavoro

Trasformare l'Italia in un Paese digitale

3 Mins read
Un quarto dei fondi del Pnrr è destinato a recuperare il ritardo tecnologico, ma il traguardo è lontano. Da qui a cinque…