Cultura

Prove INVALSI e valutazione

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Le polemiche per i dati delle prove INVALSI si sono appena placate, pronte per riemergere alla prossima presentazione dei dati della prova nazionale. Per i detrattori delle prove INVALSI, i risultati stanno a dimostrare ancora una volta l’inutilità di queste rilevazioni, per molti altri diventano occasione per parlare di valutazione – Argomento molto particolare per la scuola italiana, che non intende essere valutata. Tanto da far cadere un governo (il governo Berlinguer che aveva proposto una valutazione dei docenti come base per una differenziazione degli stipendi, per le proteste degli insegnanti, sostenute dai sindacati).

Siamo tutti valutati

Deve essere chiaro che si è sempre valutati, sia pure in modo informale, tanto che molti genitori chiedono che i loro figli vengano assegnati nelle classe dove c’è una certa maestra o in una sezione dove ci sono certi professori. Ma nel momento in cui si cerca di razionalizzare questa attribuzione di valore, che è ciò che viene chiamato ‘valutazione’, allora cominciano i guai. ‘La scuola non è un numero. Sono persone’ si afferma, come se non fosse chiaro da anni che il ‘voto’ (numero, lettera, livello) viene attribuito alle prestazioni, non alle persone. I numeri poi, non hanno colpa, dipende dall’uso che se ne fa. Certo è che senza un riferimento, anche espresso in termini quantitativi, con i numeri, non si può capire una situazione: ho raggiunto quello che mi proponevo? Per quanti studenti? Dove sono le criticità? Queste sono solo alcune domande che ogni docente dovrebbe porsi. Rispondere affidandosi alla narrazione, alle impressioni senza elementi certi, anche espressi dai numeri, significa perdersi nell’autoreferenzialità, nella giustificazione, nelle scuse per non rispondere del proprio operato.

I dati INVALSI

Le domande dei docenti sono le stesse che si pone INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) perché tutte le scuole del sistema scolastico italiano possano avere dei riferimenti precisi sui quali riflettere per migliorare la propria azione didattica. Negli anni INVALSI ha incrementato la ‘dote’ di dati, ed ora ogni scuola può individuare i livelli nella classe, tra classi, e capire in quale area di Matematica, Italiano, Inglese sono presenti divari, I dati vengono comparati con la situazione socioeconomica, per capire quanto la scuola incida sugli apprendimenti degli studenti. La polemica scatenata per i dati di quest’anno appare del tutto ingiustificata, proprio alla luce dei dati emersi.

E’ risultato che:

– la scuola primaria riesce a garantire risultati analoghi a quelli riscontrati nel 2019 e nel 2021, con differenze minime tra regioni e risultati simili tra loro e buoni risultati in inglese;

– nella scuola secondaria di 1° grado (scuola media) si arresta il calo negli apprendimenti in italiano e matematica, mentre in inglese i risultati sono stabili o in leggero miglioramento. Permangono invece i divari territoriali, che non migliorano rispetto alle rilevazioni precedenti e rimangono molto ampi in alcune regioni del Mezzogiorno

– nella scuola secondaria di 2° grado (scuola superiore) per il secondo anno di studi si evidenzia un calo generalizzato in italiano e matematica e si allargano i divari territoriali, mentre per l’ultimo anno di questo grado scolastico si è fermato il calo dei risultati in Italiano e matematica riscontrato tra il 2019 e il 2021 . Gli esiti di Inglese (sia listening, sia reading) sono invece in leggero ma costante miglioramento.

Il Presidente dell’INVALSI

Il presidente INVALSI Roberto Ricci afferma: i dati di quest’anno ci dicono che la Scuola italiana ha bloccato gli effetti negativi della pandemia. Già dalla Scuola primaria emergono delle piccole differenze, non le dobbiamo sottovalutare. […] Passando invece alla Scuola secondaria di primo e secondo grado vediamo che sostanzialmente è rimasto stabile, con qualche cenno di miglioramento, il numero di studenti che raggiunge quanto meno i livelli minimi dei traguardi osservati in inglese, soprattutto nella prova di ascolto, osserviamo un costante incremento degli studenti che raggiungono gli obiettivi nel tempo. E conclude: guardare i dati insieme, i docenti insieme agli studenti, vedere che cosa ha funzionato, […] poi vedere cosa non siamo riusciti a fare ancora; […] provare a chiederci perché non abbiamo raggiunto quell’obiettivo, che cosa potremmo fare per raggiungerlo.

In conclusione

La pandemia ha sicuramente inciso negativamente sulla vita sociale e sugli apprendimenti dei nostri studenti, per questi ultimi sembra appunto che l’impatto sia stato soprattutto sugli studenti delle superiori, ma non dobbiamo dimenticare che si parla di un grado di istruzione dove da anni vengono indicate le difficoltà e le inadeguatezze, alle quali però si continua a non porre rimedio. Si è preferito amplificare l’allarme sulle conseguenze della pandemia sugli apprendimenti per non agire su questo scolastico, per scoprire poi che tali conseguenze non sono state così dirompenti come la narrazione di questi ultimi mesi lasciava supporre.

Fonti:

https://adiscuola.it/category/valutazione/

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