Cultura

Lo Ius Scholae non è più rinviabile

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La proposta di legge

Sappiamo del caos causato da questa proposta di legge in Commissione e delle polemiche connesse alla discussione in Aula di Montecitorio il 29 giugno scorso. La legge permetterebbe a più di 300.000 ragazzi di essere riconosciuti come cittadini italiani, senza aspettare il compimento del 18 mo anno di età: sono ragazzi che, arrivati in Italia prima dei 12 anni, hanno completato un ciclo scolastico di cinque anni.

Questi i dati del Ministero dell’Istruzione: gli alunni con cittadinanza straniera sono 876.801; 573.845 di loro sono nati in Italia. Questa seconda generazione rappresenta oltre l’80% degli alunni con cittadinanza straniera nella scuola dell’infanzia, il 75% circa nella scuola primaria, il 62% nella secondaria di I grado e poco più del 40% nella secondaria di II grado.

Per contrastare la proposta di legge sullo Ius Scholae sono stati presentati 700 emendamenti da Lega e Fratelli d’Italia, mentre altri definiscono la legge un ‘colpo di mano’ o ‘una fuga in avanti’ e affermano il solito ‘mantra’; ‘ci sono cose più importanti da fare , ‘non fa parte del programma di governo’, ‘non c’è fretta’, ecc.

Sono posizioni che lasciano pochi dubbi sul clima di restaurazione che vuole mettere in discussione i diritti umani fondamentali, frutto di pluriennali battaglie, a trenta e più anni di distanza dall’approvazione della Convenzione per i diritti internazionali dell’infanzia e dell’adolescenza.

Il ruolo della scuola

La scuola è il passaggio fondamentale, dove tutti i ragazzi camminano naturalmente insieme, quale che sia l’origine etnica. E’ uno dei principali attori di integrazione degli studenti stranieri, spesso in contro tendenza con i pregiudizi e le posizioni di larghe fette della società civile. Nella scuola gli studenti di ogni età e di ogni provenienza sono accolti e integrati con percorsi ad hoc, primi fra tutti i corsi per l’apprendimento della lingua italiana.

Ovviamente ci sono state e ci sono criticità, ancora non risolte, ma va riconosciuto il ruolo di costante riferimento rappresentato dai documenti ministeriali. a partire dal Testo Unico Immigrazione (L. 286/1998) che ribadisce il diritto all’istruzione per gli alunni stranieri, passando alle Linee guida del 2006, 2014 e al documento ’ Diversi da chi? ‘ del 2015, fino ad arrivare all’aggiornamento di tale documento con gli Orientamenti Interculturali. Idee e proposte per l’integrazione di alunne e alunni provenienti da contesti migratori” emanati nel marzo di quest’anno.

La posta in gioco della proposta di legge

Come fa notare Giovanni Cominelli in un lucido articolo (1), le poste in gioco della legge sono molteplici per l’integrazione della seconda e terza generazione di studenti immigrati:

1. La prima riguarda lo sviluppo economico e il mercato del lavoro, in particolare al Nord, che ha bisogno urgente di manodopera sempre più qualificata nell’industria, nell’edilizia, nell’agricoltura, nei servizi. Il deficit di forza-lavoro nasce da due cause: la fuga dall’istruzione tecnico-professionale e dalla Formazione professionale da parte dei figli di famiglie italiane e il calo demografico. Le imprese fanno fatica trovare i lavoratori necessari per la produzione.

2. La seconda fa riferimento al calo demografico che coinvolge pesantemente il sistema scolastico. Bisogna essere consapevoli che la struttura demografica del paese, con una base larga di giovani e un vertice di anziani, si sta drammaticamente rovesciando.

3. La terza è conseguenza dei mancati investimenti per contrastare ciò che Giacomelli definisce l’inverno demografico, nel quale ci stiamo già inoltrando. Giacomelli si chiede, e noi con lui: ‘Su quali gambe camminerà “la civiltà italiana”, se nel 2050 la fascia di età più larga degli Italiani sarà costituita dai 65enni?

Razzismo, rivisto e corretto

L’opposizione di alcuni partiti della destra italiana che pur di fermare la legge presentano emendamenti vergognosamente ostruzionistici, del tipo ‘sì alla cittadinanza solo a chi abbia superato l’esame di licenza media o la maturità con il massimo dei voti’, ‘con valutazione media non inferiore al ‘9’ o all’8’, ‘a 90/100’, a ‘85/100’ o ‘a 80/100’, oppure ‘prevedere prove scritte e/o orali volte ad accertare la conoscenza di festività, sagre tipiche, tradizioni enogastronomiche, usi e costumi regionali’ e ancora ‘ No alla cittadinanza per chi ha studiato in scuole private’ . E’ importante, oltre che urgente, la riflessione proposta dall’autore: il “razzismo” di chi si oppone alla legge sullo Ius Scholae non muove da un alto concetto della propria “razza” in nome della quale si disprezzano le razze ritenute inferiori, concetto alla base del razzismo nazifascista degli anni ’30. Si tratta piuttosto di un neo-razzismo che nasce, al contrario, da una debolissima coscienza di sé, da un basso livello di coscienza nazionale, da un’identità fragile e insicura, da una bassa scolarizzazione e dall’ignoranza vera e propria del nostro patrimonio culturale. Riporto quanto scrive Cominelli ‘Se esistesse una forte coscienza dell’essere Italiani, allora sorgerebbero immediatamente alcune domande, quali: ‘Su quali gambe dovrà continuare a camminare la nostra civilizzazione? A chi affidare la nostra “Grande bellezza”, le nostre tradizioni, le nostre centomila chiese, il nostro artigianato e le nostre imprese, le nostre cucine regionali?

Solo ignorando i preziosi giacimenti culturali del nostro Paese, si può evitare la preoccupazione sul loro destino. Così lo slogan “Prima l’Italia” finisce per coprire le pulsioni suicide di una società che sta invecchiando e che non vuole avere un futuro e perciò non progetta di avere eredi. Uno slogan per credulonì.

Se vogliamo che il Paese continui, occorrono nuovi Italiani. Da questo punto di vista, l’integrazione della seconda e terza generazione di immigrati è urgente e cruciale.

Non li vogliamo integrare sul piano dell’alfabetizzazione e sulla trasmissione del nostro patrimonio classico? Prepariamoci ad accumuli e ad esplosioni di rabbia e di risentimento dei ragazzi, che, dopo essersi mischiati al mattino nelle scuole con i figli di Italiani, nel pomeriggio vengono riconsegnati come cittadini di serie B ai loro ghetti metropolitani.

Il caso della ragazza pordenonese sedicenne Mitri Veso, campionessa di salto, lungo che non può partecipare alle competizioni internazionali, perché priva della cittadinanza italiana, parla da sé.

In sintesi: in un futuro a breve e medio termine, in presenza di un consistente calo demografico, lo Ius Scholae potrebbe rappresentare per la scuola un’opportunità di contribuire a costruire un’identità sociale, basata sulla considerazione di essere ‘cittadini del mondo’, dove è necessaria la solidarietà e la collaborazione , al posto dell’intolleranza e della paura del futuro. Garantendo, in questo modo, un futuro al nostro Paese. ●lc

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(1) articolo presente nel sito: https://www.santalessandro.org/2022/04/30/jus-scholae-e-la-sfida-di-integrare-i-nuovi-italiani/

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